Luca Gos

Avvocato in Udine

Non sempre si può installare il climatizzatore

La problematica relativa all’installazione degli impianti di climatizzazione  (in particolare i “motori”) riguarda in special modo gli immobili in condominio e quelli nei centri storici.

 Sarà necessario, infatti, rispettare alcune regole tra cui:

–> non ledere il cosiddetto decoro architettonico dell’edificio; la giurisprudenza è solita affermare che per decoro “ai fini della tutela prevista dall’art. 1120 cod. civ., deve intendersi l’estetica dell’edificio, costituita dall’insieme delle linee e delle strutture ornamentali che ne costituiscono la nota dominante ed imprimono alle varie parti di esso una sua determinata, armonica fisionomia, senza che occorra che si tratti di edifici di particolare pregio artistico” (Cass. civ. Sez. II, 14 dicembre 2005, n. 27551). In sostanza sarà opportuno installare le unità esterne in parti dell’edificio poco visibili;
–> il divieto di installare impianti che, con il loro rumore, possano dare fastidio ai vicini;
–> in caso di montaggio non sul balcone ma sulla facciata dell’edificio, l’obbligo di rispettare le distanze minime rispetto agli altri balconi o finestre; inoltre il condomino che vorrà installare un condizionatore sulla proprietà condominiale (i “motori”) dovrà garantire il pari uso della cosa comune a tutti i condomini e garantire la sicurezza e la statica dell’edificio.

Giova inoltre ricordare  come il semplice regolamento condominiale non può vietare di installare un sistema di condizionamento, a meno che non si tratti di un regolamento cosiddetto “contrattuale” (cioè predisposto dal costruttore e riportato nei singoli atti d’acquisto) oppure nel caso in cui ci sia stata in tal senso una votazione all’unanimità dei condomini.

Ulteriori limiti possono essere previsti dai regolamenti edilizi comunali, a titolo di esempio il regolamento del Comune di Udine fa divieto di “installare apparecchi di climatizzazione a vista sul fronte principale dell’edificio direttamente prospiciente spazi pubblici”.  Ciò vale in particolar modo per gli edifici in centro storico che nella gran parte dei casi danno direttamente su piazze e spazi pubblici.

Assistenza ai genitori anziani e successioni ereditarie

Capita a volte che se ci siano famiglie con più fratelli dove solo uno di essi presta assistenza ai genitori ormai anziani. Potrebbe succedere che questo fratello alla morte del padre o della madre chieda un riconoscimento per il suo lavoro come quota maggiore sull’eredità. E’legittimo?

La risposta è in senso negativo, tale pretesa non ha fondamento giuridico, in quanto la cura del genitore anziano è parte fondamentale dell’obbligo di assistenza che incombe sui discendenti in favore dei propri genitori e non corrisponde dunque ad una prestazione suscettibile di corrispettivo economico. Diversamente sarebbe se il genitore con disposizione testamentaria disponesse della quota di legittima a favore del figlio che ha prestato assistenza, in tal caso l’attribuzione sarebbe pienamente legittima.

Quando la cura del genitore avvenga ad opera di uno solo dei figli quest’ultimo potrà chiedere agli altri fratelli di prestare analoga assistenza o, in alternativa, di versare quanto è possibile in base alle disponibilità di ciascuno per ottenere da terzi la prestazione di assistenza che personalmente non si può ( o non si vuole ) eseguire. Nell’ipotesi in cui alla morte del genitore siano state anticipate, poi, da un solo figlio le spese per il ricovero del genitore in ambito ospedaliero e/o assistenziale, ogni spesa, anche se pagata da un solo figlio, dovrà essere ripartita secondo le quote di ciascun erede.

In conclusione nel caso in cui l’accudimento del genitore venga fornito spontaneamente dal figlio, costui non potrà pretendere dagli altri eredi un valore economico corrispondente allo sforzo profuso nella cura dello stesso, proprio in quanto ciò corrisponde ad un obbligo di legge che è stato spontaneamente adempiuto.

Quando i nonni devono provvedere al mantenimento dei nipoti
Solo in caso di assoluta impossibilità da parte di entrambi i genitori a provvedere ai bisogni basilari dei figli dovranno provvedere i nonni

La Corte di Cassazione civile, con l’ordinanza n. 10419 del 2 maggio 2018, in un giudizio riguardante la possibilità per i genitori di richiedere un contributo economico ai nonni per il mantenimento dei nipoti, ha stabilito il principio di diritto per cui l’obbligo di mantenimento dei figli spetta primariamente ed integralmente ai genitori e solo in via sussidiaria ed eventuale anche agli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori, ai sensi dell’art. 316 bis c.c., ed esclusivamente quando questi siano nella assoluta impossibilità di provvedere ai basilari bisogni dei figli.¹

L’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 cod. civ. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicchè, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di cosmi; pertanto l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell’impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo (Cass. 20509/2010).

In conclusione, l’art. 316 bis c.c. non ha carattere coercitivo e l’onere di mantenimento imposto ai nonni non può costituire un obbligo diretto nei loro confronti ma va inteso come una sorta di aiuto alla famiglia, un sostegno, il cui fondamento risiede nei principi generali di solidarietà familiare e di tutela dei figli che dunque non deve trasformarsi nel principale contributo alla crescita della prole e in una forma di esonero dalla responsabilità genitoriale.

1. Art. 316-bis.
Concorso nel mantenimento. I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

Locazioni agevolate, necessaria l’attestazione di rispondenza

La disciplina delle locazioni abitative prevede che le parti possono stipulare contratti a canone concordato, ossia contratti in cui il valore del canone, la durata del rapporto e altre condizioni sono definiti sulla base di quanto stabilito in appositi accordi conclusi in sede locale tra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative (articolo 2, comma 3, legge 431/1998).

I criteri generali per la stipula di tali accordi sono stati definiti con il Dm 16 gennaio 2017, le cui disposizioni prevedono, tra l’altro, che “le parti contrattuali, nella definizione del canone effettivo, possono essere assistite, a loro richiesta, dalle rispettive organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori. Gli accordi definiscono, per i contratti non assistiti le modalità di attestazione, da eseguirsi, sulla base degli elementi oggettivi dichiarati dalle parti a cura e con assunzione di responsabilità, da parte di almeno un’organizzazione firmataria dell’accordo, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all’accordo stesso, anche con riguardo alle agevolazioni fiscali” (articolo 1, comma 8).

Per i contratti di locazione a canone concordato “non assistiti” (conclusi cioè senza l’intervento delle organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori), l’attestazione ha effetti anche per il conseguimento delle agevolazioni fiscali (applicazione dell’aliquota ridotta del 10% per la cedolare secca; ulteriore riduzione del 30%, ai fini Irpef, del reddito imponibile del proprietario; corrispettivo annuo per la determinazione della base imponibile per l’applicazione dell’imposta proporzionale di registro assunto nella misura minima del 70% – articolo 8, legge 431/1998).

In questi casi, infatti, l’obbligo di acquisire l’attestazione risponde all’esigenza di dimostrare la sussistenza di tutti gli elementi utili ad accertare, da un lato, i contenuti dell’accordo locale e, dall’altro, i presupposti per accedere alle agevolazioni fiscali.

Infine bisogna ricordare che alcuni accordi locali stabiliscono la possibilità per le parti di autocertificare la rispondenza del contratto all’accordo senza necessità di attestazione da parte delle organizzazioni sindacali firmatarie dell’accordo stesso.

Locazioni ad uso abitativo, le novità

Con Decreto del Min. Infrastrutture e Trasporti del 16 gennaio 2017 dopo 18 anni dalla loro introduzione vengono rinnovate alcune regole per i contratti di locazione.

Il D.M. contiene i criteri generali per la realizzazione degli accordi da definire in sede locale per la stipula dei contratti di locazione ad uso abitativo a canone concordato, ai sensi dell’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, nonche’ dei contratti di locazione transitori e dei contratti di locazione per studenti universitari.

Una delle principali novità riguarda il fatto che rispetto al passato è stata introdotta la possibilità di siglare contratti a canone concordato anche al di fuori del Comuni ad alta densità abitativa. Inoltre, come in passato, al D.M sono allegati i tipi di contratti (fac simili http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/03/15/17A01858/sg) che diventano obbligatori nel momento in cui a livello locale vengono adottati gli accordi per definire le fasce di oscillazione dei canoni di locazione.

In caso di inesistenza di accordo a livello locale, i valori di riferimento sono quelli definiti dalle condizioni previste dal decreto ministeriale di cui all’art. 4, comma 3, della richiamata legge n. 431 del 1998.

Viene, inoltre, stabilito che le parti, per stabilire il canone effettivo, potranno farsi assistere dalle rispettive organizzazioni. I contratti in cui le parti non si fanno assistere, invece, dovranno essere sottoposti all’attestazione di conformità da parte di almeno una delle organizzazioni firmatarie dell’accordo, secondo modalità che sarà lo stesso accordo a dover individuare (verosimilmente, potrà essere richiesto anche un corrispettivo per l’attività prestata).

Per quanto riguarda la Città di Udine il 25 settembre 2017 è stato sottoscritto l’Accordo Territoriale  tra le associazioni che rappresentano gli interessi di proprietari immobiliari e inquilini http://www.comune.udine.gov.it/files/tematiche/edilizia-territorio/locazioni-accordi/nuovo-accordo-territoriale-udine-settembre-2017.pdf.pdf

Infine viene chiarito che rispetto ad un immobile sarà possibile stipulare più contratti di locazione per singole porzioni dello stesso.

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